Don Oreste Benzi! Non addio ma…

DON ORESTE BENZI! NON UN ADDIO MA, SPERIAMO (nel senso di meritare anche noi il Paradiso!), ARRIVEDERCI! 

Oggi è scomparso un grande! C’è già chi dice e chi scrive: Santo! Che ormai sia un mito lo si sapeva da tempo! Ecco l’articolo che ho salvato per ricordarlo:

CRONACA DA “LA REPUBBLICA.IT”
Con la comunità papa Giovanni XXIII fondata 40 anni fa ha dato voce
a emarginati, immigrati, nomadi, tossicodipendenti, malati di Aids

Il prete che portò una prostituta dal Papa
Don Oreste Benzi, una vita per i deboli

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In 15 anni ha accolto e “liberato” circa seimila ragazze

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Don Oreste Benzi in una colonia
della comunità Giovanni XXIII

RIMINI – Don Oreste aveva scelto di vivere tra i dimenticati. Una vita interamente dedicata ai più deboli, agli emarginati, ai bimbi disabili o abbandonati, alle prostitute, quelle che chiamava “le nuove schiave del sesso”. Dolce, sereno, con il suo aspetto da buon curato di campagna, don Benzi, morto la scorsa notte a Rimini per un attacco cardiaco, ha lasciato il segno con le due denunce e le sue prese di posizione. Come nel 2003, quando andò da papa Woytila insieme a una giovane prostituta nigeriana già ammalata di Aids, incontro che commosse profondamente l’anziano pontefice e che colpì anche l’opinione pubblica.

“Io non ho fondato nulla, sono stati i poveri che spesso ci hanno rincorso e ci hanno impedito di addormentarci. Sono stati gli emarginati, le persone con problemi fisici e psichici che hanno dato vita alla Comunità papa Giovanni: io e gli altri con i quali lavoro abbiamo solo messo a disposizione le nostre vite”. Così don Oreste Benzi spiegava, con la consueta modestia, l’attività dell’associazione in un’intervista di due anni fa, in occasione del suo 80esimo compleanno.

Don Benzi era nato il 7 settembre 1925 a San Clemente, un paesino nell’entroterra collinare romagnolo a 20 chilometri da Rimini, da una famiglia di operai, settimo di nove figli. A 12 anni entrò in seminario a Rimini e venne ordinato sacerdote il 29 giugno 1949. Iniziò quindi la sua attività a Rimini, prima come cappellano a San Nicolò e quindi come insegnante in varie scuole della città malatestiana e assistente della Gioventù cattolica.


In quel periodo maturò in lui la convinzione dell’importanza del contatto con gli adolescenti nei quali si formano “i metri di misura definitivi dei valori di vita”. Don Oreste riteneva fondamentale, infatti, realizzare una serie di attività che favorissero un “incontro simpatico con Cristo” per coinvolgere la maggior parte di adolescenti che venivano ad avere incontri decisivi per la loro formazione con tutti, a eccezione di Cristo.

Sempre vicino ai giovani, nel 1968 con un gruppo di volontari e con alcuni sacerdoti fondò l’Associazione papa Giovanni XXIII. Associazione che ormai opera in tutto il mondo e che da quasi 40 anni è impegnata nella “rimozione delle cause che creano ingiustizie”: si occupa di minori e di maternità difficile, della tratta internazionale delle prostitute, dell’educazione dei giovani, dell’accoglienza agli adulti, di tossicodipendenza e detenuti. Insomma, degli “ultimi”, di quelli che vivono ai margini della società e che quasi sempre non hanno voce.

Nel 1989, dopo un incontro con una prostituta alla stazione di Rimini, don Benzi decise di fare qualcosa contro l’orrore della prostituzione e lo stato di oppressione e schiavitù che la prostituzione comporta. A Rimini la sera le strade si popolavano di ragazze straniere sotto lo sguardo indifferente di tutti. Don Oreste e i suoi collaboratori della comunità Giovanni XXIII cominciarono allora ogni sera a scendere in strada, a incontrare le ragazze costrette a vendere il loro corpo, ad ascoltare tra le lacrime le loro storie fatte di violenza, di costrizione, di minacce continue.

Partendo da un principio fondamentale (nessuna donna nasce prostituta, ma c’è sempre qualcuno che vuole farcela diventare) cominciò allora a denunciare pubblicamente la tratta di queste nuove schiave, andando in tribunale a testimoniare come persona informata dei fatti contro 17 criminali sotto processo per il reato di induzione in schiavitù. Da quel momento, vincendo la paura e la titubanza delle ragazze costrette a prostituirsi, cominciò ad accoglierle e proteggerle nella casa-famiglia dell’associazione. Si calcola che in poco più di 15 anni, don Benzi e i volontari dell’associazione – che dal 1990 a oggi hanno creato “unità di strada” in 13 diverse regioni italiane – abbiano accolto e liberato dalla schiavitù della prostituzione circa seimila ragazze.

In quaranta anni il cammino “a fianco degli ultimi” della comunità papa Giovanni XXIII ha dato vita a 200 case-famiglia, famiglie aperte “disponibili ad accogliere non solo i propri figli naturali ma anche quelli da rigenerare nell’amore”, sei case di preghiera, sette case di fraternità, 15 cooperative sociali in cui vengono inserite persone svantaggiate, sei Centri diurni per valorizzare le capacità di persone con handicap gravi, 32 comunità terapeutiche, la capanna di Betlemme per l’accoglienza ai poveri. L’impegno della comunità fondata dal sacerdote scomparso prevede varie forme di condivisione con minori e giovani in condizioni di disagio, persone con handicap, detenuti, nomadi, tossicodipendenti, etilisti, senza fissa dimora, immigrati, anziani, malati di Aids, madri in difficoltà, donne costrette a prostituirsi.

(2 novembre 2007)

 

Don Oreste Benzi! Non addio ma…ultima modifica: 2007-11-03T22:20:00+01:00da ritayariangelo
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